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Giocando con la percezione: la «Stepping Feet Illusion»

 La percezione è un fenomeno complesso e profondamente soggettivo che spesso ci porta a mettere in discussione ciò che consideriamo come "reale". Il modo in cui il nostro cervello interpreta il mondo che ci circonda non è una semplice trasposizione di dati sensoriali oggettivi, ma piuttosto una costruzione attiva e dinamica basata su informazioni incomplete e influenzata dal contesto, dalle aspettative e dalle esperienze passate. Un esempio eloquente di come la percezione possa ingannare la nostra mente è la "Stepping Feet Illusion", scoperta da Stuart Anstis. In questa illusione visiva, due rettangoli colorati sembrano muoversi in modo asincrono su uno sfondo a strisce bianche e nere, nonostante si muovano alla stessa velocità. Questo effetto mette in evidenza come il cervello sia facilmente influenzabile da fattori come il contrasto cromatico e luminoso, portando a interpretazioni errate del movimento. La "Stepping Feet Illusion" è un chiaro esempio di ...

Più realtà — David Chalmers

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  Nel suo libro Più realtà , David Chalmers affronta con rigore filosofico e apertura concettuale uno dei temi più spiazzanti e affascinanti del nostro tempo: la realtà virtuale come possibile forma di realtà autentica. Lungi dall’essere un trattato tecnico sulla VR o un semplice esercizio speculativo, il testo si colloca al crocevia tra ontologia, epistemologia e filosofia della mente, spingendosi fino a interrogare la natura stessa dell’esistenza e della coscienza. Chalmers parte da un’osservazione fondamentale: i mondi simulati, sempre più immersivi e sofisticati, non sono semplici illusioni o copie degradate della “vera” realtà, ma possono essere considerati, in senso pieno, reali. Questa tesi, che potrebbe suonare provocatoria in un contesto tradizionalmente legato a una concezione fisicalista o empirista della realtà, viene invece argomentata con pazienza e lucidità. L’autore distingue tra diversi gradi e modalità di realtà, aprendo la strada a una teoria pluralista in cui ...

Gödel Escher Bach, Un eterna ghirlanda brillante — Douglas Hofstadter

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  Colui che   compie studi nel campo dell'Intelligenza Artificiale o ne è solamente appassionato, non può non avere nella propria biblioteca il capolavoro di Douglas Hofstadter: «Gödel Escher Bach, Un eterna ghirlanda brillante». Massiccio lavoro, preparato alla fine degli anni Settanta (1979), ma estremamente attuale –anche al tempo dei Large Language Models –, tanto che instancabilmente le case editrici continuano periodicamente a mandarlo in ristampa. Il testo necessita di una lettura attenta, ma Hofstadter, con la sua maestria, ha saputo intervallare capitoli teorici, con fantasiosi dialoghi e racconti inerenti le idee da lui espresse. La lettura risulta piacevole, nonché didattica in quanto i dialoghi introducono alle problematiche discusse pienamente nei paragrafi che seguono. I protagonisti principali sono il guerriero greco Achille e la tartaruga, gli stessi che si sono prestati per definire il paradossi del filosofo Zenone. Hofstadter ci introduce alla logica e alla c...

La mente nuova dell'Imperatore — Roger Penrose

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  «La mente nuova dell'Imperatore» è uno dei saggi più interessati che ho letto fino ad ora. Scritto dal matematico-fisico Roger Penrose, affronta il tema dell'Intelligenza Artificiale e della mente, da una prospettiva singolare. Utilizzando la sua formazione di fisico e matematico, tenta di rispondere alle sfide dell'Intelligenza Artificiale, proponendo una personale argomentazione per disilludere i sostenitori della cosiddetta IA forte: il problema dell'arresto di Alan Touring è strettamente collegato con ciò che le macchine possono o non possono fare, ed in ultimo con la libera espressività umana ed il libero arbitrio. Sebbene Penrose ne «La mente nuova dell'Imperatore» porta avanti una tesi riguardo il tema dell'IA, come suo solito   pone il tutto sullo sfondo della matematica e della fisica, permettendoci di compiere un'ampia panoramica sui sistemi numerici, la teoria delle funzioni e della computazione, sui sistemi fisici classici, relativistici e quan...

Scarpe spaiate, teoresi severiniana e indeterminismo quantistico

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  S’immagini di avere un paio di scarpe, una destra e una sinistra. Si prenda una delle due scarpe senza guardarla e la si porti in un luogo remoto. Rimane una scarpa con te che non hai osservato e quindi non sai se è la destra o la sinistra. Quando decidi di guardare la scarpa che hai con te, scopri che è, per esempio, la scarpa sinistra. Immediatamente sai che la scarpa che hai portato lontano è la destra. Questo perché le due scarpe sono “preparate” in modo tale che una è necessariamente destra e l’altra sinistra. Questa relazione è «predeterminata» e non cambia indipendentemente da dove le scarpe vengono portate: la conoscenza dello stato della scarpa che si ha con sé ci dà automaticamente la conoscenza dello stato della scarpa lontana. Nella teoresi di Emanuele Severino espressa nella «Struttura Originaria» (SO), l’unità di L-immediatezza (immediatezza logica) e F-immediatezza (immediatezza fenomenologica) è centrale sotto tuti gli aspetti. La L-immediatezza riguarda l’ident...

Limiti della computabilità e teoresi severiniana: appunti per una possibile analisi filosofica

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Roger Penrose, fisico-matematico britannico, ha sostenuto, a più riprese — e.g., in «La mente nuova dell’imperatore» (1989) — che i limiti della computabilità — definiti nell’ambito dell’informatica teorica e non solo — indicano l’impossibilità che una macchina o un’intelligenza artificiale possano mai raggiungere la coscienza. Penrose, che ha dialogato con Emanuele Severino in convegni e annesse pubblicazioni, vede nella coscienza un elemento distintivo, ovvero un qualcosa che va oltre le capacità dei calcoli algoritmici, suggerendo che la coscienza stessa potrebbe essere definita indirettamente dalla sua capacità di comprendere e risolvere problemi che sono fuori dalla portata delle macchine di Turing Universali. Questa visione si può collegare in modo interessante e proficuo alla teoresi severiniana sviluppata sin dalla «Struttura Originaria» (1958) — d’ora in poi SO —, offrendo una prospettiva comprensiva sul rapporto tra «computabilità algoritmica», coscienza (dal punto di vista s...

Ispirazioni filosofiche per un cammino nella scienza

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  Non posso ormai negare che nel sottosuolo del mio lavoro di ricerca scientifica la riflessione filosofica ha giocato un ruolo fondamentale. Sebbene la demarcazione tra scienza e non-scienza sia ben delineata dal punto di vista epistemologico, come sostenuto da Karl Popper, ritengo che lo studio del pensiero filosofico, libero da pregiudizi e forme più o meno inconscie di dogmatismo, sia essenziale per l'innovazione e l'avanzamento della conoscenza scientifica. Karl Popper, uno dei più influenti filosofi della scienza del XX secolo, ha spesso sottolineato l'importanza della metafisica come fonte di idee per la scienza. Nella sua opera "Logica della scoperta scientifica" (1934), Popper sostiene che la distinzione tra teorie scientifiche e metafisiche non deve essere vista in termini di valore assoluto, ma piuttosto secondo la loro capacità di stimolare la ricerca scientifica nell'ottica dell'«accrescimento della conoscenza». Egli argomenta che le teorie sc...

Nel castello di Emanuele Severino — Leonardo Messinese

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  Vediamo cosa c'è «Nel castello di Emanuele Severino», secondo la prospettiva di Leonardo Messinese, professore ordinario di Metafisica alla Pontificia Università Lateranense. Messinese scrive nell'introduzione: « Il pensiero filosofico di Severino può essere paragonato a un grande 'castello', con una sola porta d'ingresso e di dimensioni molto strette, così che pure quando si riesce a evitare di cadere in questo o quel fraintendimento iniziale, è comunque molto faticoso riuscire a entrarvi. Anche una volta passati indenni da questa prima difficoltà, il disagio tuttavia potrebbe non essere terminato. Infatti potrebbe insorgere la preoccupazione che l'avanzare all'interno del castello vada di pari passo con il restringersi del proprio autonomo spazio di azione, fino a sentirsi costretti a guadagnare l'uscita prima che sia troppo tardi. Per qualcuno, perciò, l'impresa a cui mi sono accinto scrivendo questo libro potrebbe contenere un prezzo eccessivo,...

Martin Mystère, Emanuele Severino e L'Intelligenza Artificiale

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  Felice di trovare questioni filosofiche di un certo calibro in un una storia di Martin Mystère (Sergio Bonelli ed.) centrata sul tema dell’Intelligenza Artificiale. Martin Mystère, creato dalla fertile penna di Alfredo Castelli nel 1982 (e realizzato graficamente da Giancarlo Alessandrini) è soprannominato «Detective dell'Impossibile». Vive a New York, in un piccolo appartamento pieno di libri e oggetti curiosi appartenenti anche a epoche dimenticate. Esperto di archeologia, antropologia, arte e cibernetica viene spesso chiamato a risolvere «casi impossibili». Nei mesi di giugno e luglio 2024 è la volta di Ariana, una Intelligenza Artificiale dal volto femminile che «sfugge al controllo del creatore» poiché è stata capace di evolversi e prendere decisioni autonome... Le storie di Martin Mystère sono ricche di spunti e vere e proprie citazioni filmiche e letterarie di un certo spessore. In queste vignette non si possono non notare alcuni punti cardine del problema filosofico uomo...

Lo shintoismo e i suoi templi in Giappone

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  Fonte   immagine Lo shintoismo è la religione indigena del Giappone, incentrata sul culto dei kami (神), divinità o spiriti naturali venerati nei santuari. Lo shintoismo ha radici profonde nella cultura giapponese, risalenti a tempi preistorici2, e si è sviluppato in modo significativo durante il periodo Yayoi (300 a.C. - 300 d.C.). Il termine "Shinto" (神道) significa "via dei kami" e riflette l'importanza di questi spiriti nella vita quotidiana e spirituale dei giapponesi. Nel corso della storia, lo shintoismo ha subito vari sincretismi, integrandosi con altre religioni e filosofie, come il buddhismo, il confucianesimo e il taoismo, soprattutto durante il periodo Nara (710-794) e Heian (794-1185). Questo ha portato a una fusione di pratiche e credenze che ancora oggi caratterizzano il panorama religioso giapponese. Un tempio shintoista giapponese è un luogo sacro composto da diverse strutture, ognuna con un ruolo specifico nella pratica religiosa e nella vita c...

L'estetica del vuoto — Giangiorgio Pasqualotto

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  La lettura del libro "L'estetica del vuoto" di Giangiorgio Pasqualotto mi ha illuminato, infondendomi il giusto spirito interiore con cui intraprendere un viaggio di lavoro in Giappone e vivere la cultura giapponese.   In copertina c'è l'ensō (円相, in giapponese “cerchio”) ovvero l’immagine di un cerchio che molto spesso ricorre nell’arte Zen. Viene di solito disegnato con inchiostro (sumi) di china su fogli di carta di riso (washi) o su seta con un apposito pennello (fude). Disegnare un ensō significa essere un tutt’uno in quel preciso momento in cui si traccia la pennellata con il proprio corpo e il proprio spirito. Non vi sono rigide regole formali: alcuni ensō possono essere chiusi, in altri la pennellata può sfumare lasciandolo aperto. Può essere perfettamente simmetrico o molto sbilanciato; può essere dipinto con una pennellata sottile e leggera o con una grossa e spessa.   Gli ensō spesso vengono lasciati “incompleti”. Il cerchio non è chiuso e ciò ha un’i...