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I Transformer alla base dei Large Language Models sono Graph Neural Networks

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  Gli attuali Large Language Models, noti con l’acronimo LLM, si fondano sull’architettura dei Transformers (Waswani, 2017). Questo dettaglio tecnico, che potrebbe apparire una nota a margine, spiega invece gran parte della loro straordinaria efficacia nel rappresentare il linguaggio naturale. Il linguaggio, infatti, non è soltanto una sequenza di simboli ordinati nel tempo, ma una rete complessa multilivello di relazioni semantiche e sintattiche. I Transformers, con il loro meccanismo di auto-attenzione, hanno la capacità di modellare simultaneamente queste relazioni, senza ridurle a un semplice flusso lineare. In altri termini, ogni parola non dipende soltanto da quella che la precede o da quella che la segue, ma trova il proprio significato in un campo di connessioni che si estende su tutta la frase. È qui che il Transformer rivela la sua natura più profonda, avvicinandosi in modo sorprendente al funzionamento delle Graph Neural Networks (GNN). È importante comprendere, se si vu...

Il Fedro di Platone, Joseph Weizenbaum e la noosemia al tempo dell'IA generativa

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Intervista a Joseph Weizenbaum, La Stampa, 2 marzo 1985 È noto che, nel Fedro , Platone affida a Socrate il compito di raccontare il mito egiziano di Theuth , inventore della scrittura , e di Thamus, re d’Egitto. Theuth, illustrando le proprie invenzioni, giunge alla più preziosa, la scrittura, presentandola come medicina della memoria e della sapienza. Thamus, con pacata fermezza, rovescia questa visione, affermando che « essa produrrà oblio nelle anime di coloro che l’avranno imparata, per la trascuranza della memoria; fidandosi della scrittura, costoro ricorderanno per mezzo di segni esterni, e non dall’interno, da sé medesimi »¹. L’arte di scrivere non è dunque, per il re, un rimedio alla memoria, bensì un semplice richiamo alla memoria , capace di generare solo l’ apparenza della sapienza. Platone, in questa pagina, non rifiuta la scrittura in quanto tale, ma invita a un uso sorvegliato, affinché non sostituisca la pratica viva del dialogo e l’esercizio interiore della memoria. ...

«Io non so niente. Ma mi piace tutto»

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  Come in un gioco di matriosche, Parthenope durante un esame di Antropologia con il Prof. Marotta – che seguita a metterle trenta senza indugio – risponde: «Io non so niente. Ma mi piace tutto». Una risposta che ha un portato antropologico universale e che, come tale, si pone come una lettura della nostra epoca e del cambiamento epocale che stiamo vivendo con l'avvento dell'IA ad uso e consumo del grande pubblico e che in altri luoghi ho definito «rivoluzione cognitiva». Cosa c'entra l'IA? Innanzitutto, iniziamo col dire che negli ultimi 20 anni chi si apprestava a varcare la soglia del mondo del lavoro è stato imbonito con il mantra della iperspecializzazione. E tra riforme e riformette anche il mondo accademico e dell'alta formazione si è piegato al dictat industriale dell'iperspecializzazione – per altro in un paese come l'Italia, che non conosce più che cosa sia un piano industriale dal almeno la fine del secolo scorso. Il risultato è stato quello di fo...

Perché Emanuele Severino (Parte 1)

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  Mi sono spesso domandato cosa spinge un uomo ad avvicinarsi ad un pensiero filosofico piuttosto che ad un altro. Ognuno ha la propria storia, le proprie curiosità e ha ricevuto fin da bambino un certo imprinting su cui si strutturano i significati intersoggettivi che percolano dall'esterno verso l'interno durante quel viaggio erratico che chiamiamo "vita". C'è sempre un qualcosa, come se fosse un centro di attrazione delle idee, che ci colpisce più o meno coscientemente e ci spinge ad approfondire. Sono convinto che nessuna filosofia si apprende tout court dall'esterno. Il seme della filosofia germoglia nel nostro specifico rapporto con il mondo delle esperienze e dei vissuti. Semmai le filosofie, quelle che si scrivono nei libri attraverso parole e frasi — nel loro tentativo di generare rapporti durevoli tra significati — costituiscono l'acqua giornaliera che si dona a quel germoglio per mantenerlo in vita e lasciarlo crescere e fiorire.  Personalmente,...

Richard Feynman: La relazione tra scienza e religione. Intervista

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  Non credo che la scienza possa confutare l'esistenza di Dio; penso che ciò sia impossibile. E se è impossibile, allora credere nella scienza e in un Dio - il Dio ordinario della religione – non diventa una possibilità coerente? Sì, è coerente. ― Richard Feynman.   Si riporta qui di seguito e per intero l'intervista fatta a Richard Feynman, uno dei più grandi fisici del Novecento. Egli fu un divulgatore eccezionale nonché Premio Nobel.   In un sondaggio del 1999 della rivista britannica Physics World di 130 fisici di spicco nel mondo si classificò come uno dei primi dieci fisici più grandi di tutti i tempi.   L'intervista è tratta dal suo libro " Il piacere di scoprire" (Adelphi).   La relazione tra scienza e religione "Colpisce la distinzione di tre “aspetti” fondamentali della religione: l’aspetto metafisico, l’aspetto etico, e l’aspetto ispiratore. Il saggio è attraversato dall’idea che nessun conflitto di fondo e nessuna alternativa radicale si pon...

Emanuele Severino, su caso e divenire

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  Ciò che esce dal niente incomincia in modo assoluto, non ha tendenze, vocazioni, inclinazioni, propensioni, non ha scopi, non è sottoposto a regole, leggi principi. Dietro di sé non ha nulla; il suo affacciarsi all'esistenza non è affidato a nulla, non è in vista di nulla, non ha scopi, non ha ragioni. Il niente è niente e non può esserci una ragione che spinga il niente in una direzione piuttosto che in un'altra. Proprio perché è stato niente, tutto ciò che nel divenire incomincia ad essere è il puro caso. Nella storia dell'Occidente il senso del caso è indissolubilmente legato al senso del niente. Nel suo significato essenziale il caso è l'uscire dal niente, è il cadere sull'esistenza essendo stato gettato da niente. Il divenire in quanto tale è caso. Le cosiddette regolarità secondo cui si dispongono le cose che incominciano ad essere sono soltanto un fatto, cioè sono esse stesse casuali. – Emanuele Severino, Legge e caso, 1979