Perché Emanuele Severino (Parte 1)

 

Mi sono spesso domandato cosa spinge un uomo ad avvicinarsi ad un pensiero filosofico piuttosto che ad un altro. Ognuno ha la propria storia, le proprie curiosità e ha ricevuto fin da bambino un certo imprinting su cui si strutturano i significati intersoggettivi che percolano dall'esterno verso l'interno durante quel viaggio erratico che chiamiamo "vita". C'è sempre un qualcosa, come se fosse un centro di attrazione delle idee, che ci colpisce più o meno coscientemente e ci spinge ad approfondire. Sono convinto che nessuna filosofia si apprende tout court dall'esterno. Il seme della filosofia germoglia nel nostro specifico rapporto con il mondo delle esperienze e dei vissuti. Semmai le filosofie, quelle che si scrivono nei libri attraverso parole e frasi — nel loro tentativo di generare rapporti durevoli tra significati — costituiscono l'acqua giornaliera che si dona a quel germoglio per mantenerlo in vita e lasciarlo crescere e fiorire.  Personalmente, ho più di un motivo per cui ho deciso di approfondire il pensiero di Emanuele Severino. Qui riporto quello che ritengo il più "intellettualistico" ma che allo stesso tempo pone le sue radici in un inconscio che di intellettualistico non ha traccia ed in tale inconscio trova anche e soprattutto un fondamento esistenziale. Non devo nemmeno compiere lo sforzo di spiegarlo, bastano le parole del maestro bresciano riportate nella Struttura Originaria:  

 Ogni significato non implica, come tolta, semplicemente una parte dell'orizzonte del contraddittorio del significato, ma la totalità di questo orizzonte: del significato x non si dice semplicemente che non è questo o quest'altro non-x, ma che non è la totalità del non-x. L'analisi di ogni significato è pertanto manifestazione della totalità. Infatti ogni significato e la totalità del suo altro dividono l'intero. D'altra parte, in ogni significato varia l'orizzonte tolto; o se l'analisi di ogni significato ha come esito unico la totalità, in ogni analisi differisce l'orizzonte di ciò che è posto come tolto dal significato considerato. (Ed è per questa differenza che ogni significato differisce dagli altri - ma, reciprocamente, è perché ogni significato differisce dagli altri che sussiste quella differenza dell'orizzonte tolto). In questo senso va accettato il principio di Anassagora : «Tutto è in tutto».   

— Emanuele Severino, La struttura originaria, 1958

Quindi, un mio interesse primario consiste nel chiarire e chiarirmi (all'interno di un percorso generale di chiarificazione che potremmo definire di natura jaspersiana) una teoria del significato che abbia un elevato grado di purezza e che possa costituire un fondamento per altre teorie che pur vi riconosco una certa validità speculativa (e.g., le nozioni di Sinn und Bedeutung — Senso e Significato — in Frege). 

Tale chiarificazione mi è utile (udite, udite) anche in ambito scientifico.  

Nel contesto del pensiero filosofico di Emanuele Severino, inoltre, vi è il teorema sul semantema infinito, che ha destato in me, in continuità con il passo riportato poc'anzi, un forte sentimento di chiarezza.  Esso è formulato nel seguente modo: "Ogni significato vale L-immediatamente come una costante del semantema infinito" e anche "Nessun significato può essere una variante del semantema infinito". Questo afferma che ogni significato appartiene essenzialmente alla "totalità del significato" o alla "totalità dell'essere", implicando che nell'essenza del significato "essere" — non inteso come essere formale, ma come quell'orizzonte semantico che comprende tutto — è inclusa la totalità dei significati, o degli essenti. Pertanto, ogni significato è immediatamente noto come appartenente all'essenza del significato "essere", sottolineando un'omnicomprensività del semantema infinito e stabilendo che se un qualsiasi significato non è posto, allora non è posto neanche l'intero semantico, dato che un significato è posto solo quando tutte le costanti del significato sono poste, e ogni significato è una costante dell'intero semantico.



Post popolari in questo blog

La radionostalgia. Mi racconto attraverso la radio

Noosemia: «effetto wow» e l’attribuzione di una mente alle intelligenze artificiali generative

La fine della conoscenza come noi la conosciamo

Gli LLM sono solo dei motori statistici ?