Il Fedro di Platone, Joseph Weizenbaum e la noosemia al tempo dell'IA generativa
Intervista a Joseph Weizenbaum, La Stampa, 2 marzo 1985 È noto che, nel Fedro , Platone affida a Socrate il compito di raccontare il mito egiziano di Theuth , inventore della scrittura , e di Thamus, re d’Egitto. Theuth, illustrando le proprie invenzioni, giunge alla più preziosa, la scrittura, presentandola come medicina della memoria e della sapienza. Thamus, con pacata fermezza, rovescia questa visione, affermando che « essa produrrà oblio nelle anime di coloro che l’avranno imparata, per la trascuranza della memoria; fidandosi della scrittura, costoro ricorderanno per mezzo di segni esterni, e non dall’interno, da sé medesimi »¹. L’arte di scrivere non è dunque, per il re, un rimedio alla memoria, bensì un semplice richiamo alla memoria , capace di generare solo l’ apparenza della sapienza. Platone, in questa pagina, non rifiuta la scrittura in quanto tale, ma invita a un uso sorvegliato, affinché non sostituisca la pratica viva del dialogo e l’esercizio interiore della memoria. ...