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Scarpe spaiate, teoresi severiniana e indeterminismo quantistico

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  S’immagini di avere un paio di scarpe, una destra e una sinistra. Si prenda una delle due scarpe senza guardarla e la si porti in un luogo remoto. Rimane una scarpa con te che non hai osservato e quindi non sai se è la destra o la sinistra. Quando decidi di guardare la scarpa che hai con te, scopri che è, per esempio, la scarpa sinistra. Immediatamente sai che la scarpa che hai portato lontano è la destra. Questo perché le due scarpe sono “preparate” in modo tale che una è necessariamente destra e l’altra sinistra. Questa relazione è «predeterminata» e non cambia indipendentemente da dove le scarpe vengono portate: la conoscenza dello stato della scarpa che si ha con sé ci dà automaticamente la conoscenza dello stato della scarpa lontana. Nella teoresi di Emanuele Severino espressa nella «Struttura Originaria» (SO), l’unità di L-immediatezza (immediatezza logica) e F-immediatezza (immediatezza fenomenologica) è centrale sotto tuti gli aspetti. La L-immediatezza riguarda l’ident...

Limiti della computabilità e teoresi severiniana: appunti per una possibile analisi filosofica

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Roger Penrose, fisico-matematico britannico, ha sostenuto, a più riprese — e.g., in «La mente nuova dell’imperatore» (1989) — che i limiti della computabilità — definiti nell’ambito dell’informatica teorica e non solo — indicano l’impossibilità che una macchina o un’intelligenza artificiale possano mai raggiungere la coscienza. Penrose, che ha dialogato con Emanuele Severino in convegni e annesse pubblicazioni, vede nella coscienza un elemento distintivo, ovvero un qualcosa che va oltre le capacità dei calcoli algoritmici, suggerendo che la coscienza stessa potrebbe essere definita indirettamente dalla sua capacità di comprendere e risolvere problemi che sono fuori dalla portata delle macchine di Turing Universali. Questa visione si può collegare in modo interessante e proficuo alla teoresi severiniana sviluppata sin dalla «Struttura Originaria» (1958) — d’ora in poi SO —, offrendo una prospettiva comprensiva sul rapporto tra «computabilità algoritmica», coscienza (dal punto di vista s...

Ispirazioni filosofiche per un cammino nella scienza

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  Non posso ormai negare che nel sottosuolo del mio lavoro di ricerca scientifica la riflessione filosofica ha giocato un ruolo fondamentale. Sebbene la demarcazione tra scienza e non-scienza sia ben delineata dal punto di vista epistemologico, come sostenuto da Karl Popper, ritengo che lo studio del pensiero filosofico, libero da pregiudizi e forme più o meno inconscie di dogmatismo, sia essenziale per l'innovazione e l'avanzamento della conoscenza scientifica. Karl Popper, uno dei più influenti filosofi della scienza del XX secolo, ha spesso sottolineato l'importanza della metafisica come fonte di idee per la scienza. Nella sua opera "Logica della scoperta scientifica" (1934), Popper sostiene che la distinzione tra teorie scientifiche e metafisiche non deve essere vista in termini di valore assoluto, ma piuttosto secondo la loro capacità di stimolare la ricerca scientifica nell'ottica dell'«accrescimento della conoscenza». Egli argomenta che le teorie sc...

Nel castello di Emanuele Severino — Leonardo Messinese

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  Vediamo cosa c'è «Nel castello di Emanuele Severino», secondo la prospettiva di Leonardo Messinese, professore ordinario di Metafisica alla Pontificia Università Lateranense. Messinese scrive nell'introduzione: « Il pensiero filosofico di Severino può essere paragonato a un grande 'castello', con una sola porta d'ingresso e di dimensioni molto strette, così che pure quando si riesce a evitare di cadere in questo o quel fraintendimento iniziale, è comunque molto faticoso riuscire a entrarvi. Anche una volta passati indenni da questa prima difficoltà, il disagio tuttavia potrebbe non essere terminato. Infatti potrebbe insorgere la preoccupazione che l'avanzare all'interno del castello vada di pari passo con il restringersi del proprio autonomo spazio di azione, fino a sentirsi costretti a guadagnare l'uscita prima che sia troppo tardi. Per qualcuno, perciò, l'impresa a cui mi sono accinto scrivendo questo libro potrebbe contenere un prezzo eccessivo,...

Martin Mystère, Emanuele Severino e L'Intelligenza Artificiale

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  Felice di trovare questioni filosofiche di un certo calibro in un una storia di Martin Mystère (Sergio Bonelli ed.) centrata sul tema dell’Intelligenza Artificiale. Martin Mystère, creato dalla fertile penna di Alfredo Castelli nel 1982 (e realizzato graficamente da Giancarlo Alessandrini) è soprannominato «Detective dell'Impossibile». Vive a New York, in un piccolo appartamento pieno di libri e oggetti curiosi appartenenti anche a epoche dimenticate. Esperto di archeologia, antropologia, arte e cibernetica viene spesso chiamato a risolvere «casi impossibili». Nei mesi di giugno e luglio 2024 è la volta di Ariana, una Intelligenza Artificiale dal volto femminile che «sfugge al controllo del creatore» poiché è stata capace di evolversi e prendere decisioni autonome... Le storie di Martin Mystère sono ricche di spunti e vere e proprie citazioni filmiche e letterarie di un certo spessore. In queste vignette non si possono non notare alcuni punti cardine del problema filosofico uomo...

Lo shintoismo e i suoi templi in Giappone

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  Fonte   immagine Lo shintoismo è la religione indigena del Giappone, incentrata sul culto dei kami (神), divinità o spiriti naturali venerati nei santuari. Lo shintoismo ha radici profonde nella cultura giapponese, risalenti a tempi preistorici2, e si è sviluppato in modo significativo durante il periodo Yayoi (300 a.C. - 300 d.C.). Il termine "Shinto" (神道) significa "via dei kami" e riflette l'importanza di questi spiriti nella vita quotidiana e spirituale dei giapponesi. Nel corso della storia, lo shintoismo ha subito vari sincretismi, integrandosi con altre religioni e filosofie, come il buddhismo, il confucianesimo e il taoismo, soprattutto durante il periodo Nara (710-794) e Heian (794-1185). Questo ha portato a una fusione di pratiche e credenze che ancora oggi caratterizzano il panorama religioso giapponese. Un tempio shintoista giapponese è un luogo sacro composto da diverse strutture, ognuna con un ruolo specifico nella pratica religiosa e nella vita c...

L'estetica del vuoto — Giangiorgio Pasqualotto

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  La lettura del libro "L'estetica del vuoto" di Giangiorgio Pasqualotto mi ha illuminato, infondendomi il giusto spirito interiore con cui intraprendere un viaggio di lavoro in Giappone e vivere la cultura giapponese.   In copertina c'è l'ensō (円相, in giapponese “cerchio”) ovvero l’immagine di un cerchio che molto spesso ricorre nell’arte Zen. Viene di solito disegnato con inchiostro (sumi) di china su fogli di carta di riso (washi) o su seta con un apposito pennello (fude). Disegnare un ensō significa essere un tutt’uno in quel preciso momento in cui si traccia la pennellata con il proprio corpo e il proprio spirito. Non vi sono rigide regole formali: alcuni ensō possono essere chiusi, in altri la pennellata può sfumare lasciandolo aperto. Può essere perfettamente simmetrico o molto sbilanciato; può essere dipinto con una pennellata sottile e leggera o con una grossa e spessa.   Gli ensō spesso vengono lasciati “incompleti”. Il cerchio non è chiuso e ciò ha un’i...

Analizziamo il termine 計算知能 (Keisan Chinou) - Computational Intelligence - in lingua giapponese

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Recentemente, il nostro team del CIPARLABS ha vissuto un'esperienza arricchente al WCCI 2024 a Yokohama, Giappone, dove abbiamo approfondito il mondo affascinante della Computational Intelligence. Vorrei, ora, condividere un’analisi più approfondita del termine giapponese per "Computational Intelligence": 計算知能 ( Keisan Chinou ) che è stato scritto, mimando il rituale della scrittura giapponese, alla cena di gala. Tentiamo un'analisi approfondita dei Kanji componenti il termine 計算知能 (Keisan Chinou). 計 (Kei) - Pianificare, Misurare . Questo kanji è spesso associato alla pianificazione, misurazione o calcolo. Rappresenta la considerazione accurata e il calcolo richiesti nei compiti computazionali. La parte sinistra del carattere, 言, si riferisce al discorso o alle parole, indicando una comunicazione o pianificazione sistematica. La parte destra, 十, è il numero dieci, simboleggiando completezza o accuratezza nella pianificazione. 算 (San) - Calcolare, Fare i conti . Quest...

Il fuzzy pensiero — Bart Kosko

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Se siete venuti a conoscenza di un nuovo tipo di logica, che mette in discussione alcuni assunti classici inerenti la cosiddetta logica classica, probabilmente avete sentito parlare della Logica Fuzzy, o logica sfumata. Avete sentito quindi, che la logica aristotelica è inadeguata a descrivere molti fenomeni della natura e a controllare modelli ingegneristici. La Logica Fuzzy si sbarazza dell'assunto aristotelico: «A e (non A), con «e» esplicitante l'AND logico, è una proposizione falsa», e ammette l'esistenza della contraddizione, in quanto le proposizioni possono essere vere in una certa misura, in altre parole posseggono un grado di verità esprimibile con un numero che varia tra 0 e 1. Bart Kosko, allievo Lotfi Zadeth che è stato riconosciuto come il «concretizzatore» della Logica Fuzzy, in quanto, capace di riformalizzarla per applicazioni ingegneristiche, con «Il fuzzy pensiero» ci fornisce una utile panoramica su tale tipo di logica. A differenza di molte monografie...

Divertissement logico-dialettico tra Kurt Gödel ed Emanuele Severino

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Si propone un dialogo immaginario tra il logico e matematico Kurt Gödel ed il filosofo teoretico italiano, scomparso nel 2020, Emanuele Severino. Gödel: Emanuele, sarà un piacere discutere con te. Il mio lavoro ha sempre mirato a comprendere i limiti intrinseci della formalizzazione del pensiero matematico. Come sai, i miei teoremi di incompletezza mostrano che ogni sistema formale sufficientemente potente da includere l'aritmetica non può essere sia completo che coerente. Severino: Il piacere è mio, Kurt. Trovo il tuo lavoro affascinante, soprattutto perché evidenzia una verità profonda che risuona anche nelle mie riflessioni filosofiche. La tua dimostrazione che i sistemi formali contengono proposizioni indecidibili mi ricorda la mia "Contraddizione C", che evidenzia come l'apparire finito non possa mai manifestare la totalità concreta di un significato. Gödel: Esattamente. Lasciami spiegare più dettagliatamente. Nei miei teoremi di incompletezza, ho di...