Materialismo e discorso in prima persona

 


Da una proficua e piacevole chiacchierata "pre-severiniana" con un amico filosofo.

Ci si è domandati:

  • Come può il materialismo fornire una descrizione della coscienza in prima persona?
  • Come farebbe la materia, che è universale e impersonale - qualcosa in terza persona - a produrre qualcosa di radicalmente opposto come l'esperienza in prima persona?
  • Se per assurdo si replicassero due cervelli identici (è noto che concretamente è impossibile), avrebbero lo stesso punto di vista, una coscienza condivisa?
  • Pur volendo conferire una certa validità all’approccio materialistico (per scopi di dibattito), esso per essere coerente dovrebbe rispondere “sì” alla domanda precedente.


Proviamo ad abbozzare una risposta a queste interessanti domande da una prospettiva maggiormente scientifica.


Il materialismo non può in alcun modo giustificare l'esperienza in prima persona.


Il materialismo non può in alcun modo giustificare l'esperienza in prima persona. Il materialista "duro" e riduzionista dimentica che, quando lavora con le cosiddette "leggi" della fisica sta in effetti utilizzando dei modelli matematici (e qui si problematizza l'aderenza di tali modelli a ciò che comunemente chiamiamo realtà materiale). Innanzitutto, lo scienziato materialista utilizza categorie concettuali che, seguendo una lunga catena di trasformazioni, sono collegate a esperienze basilari e prescientifiche con il mondo esterno che ha sottomano e rimane in quelle. Inoltre, egli, per portare a termine l’intero procedimento scientifico, deve compiere delle misure replicabili. E l’atto della misura, come vedremo, è un problema e non una soluzione. I suoi strumenti sono lì nel mondo (misurare in prima battuta è confrontare un fenomeno campione con un altro fenomeno mediante un procedimento che sia stabile e ripetibile). Ma in questo caso il discorso porterebbe lontano. Rimanendo nel tema “esperienza in prima persona” l'unica chance che il materialista ha di avvicinarsi a qualcosa come una descrizione in prima persona è considerare l'emergenza dei fenomeni che riguardano aggregati di materia (ma anche in questo caso si lavora nella prassi con modelli – matematici – e non si va lontano, anche se qualche passetto in avanti lo si fa). La replicazione dei cervelli è un bel grimaldello per smontare le tesi più dure. Bisogna però fare prima una premessa. Spesso quando si parla di leggi fisiche al di fuori della fisica come materia tecnica si dimentica che le leggi sono una delle due componenti fondamentali per replicare (quindi "spiegare") un fenomeno fisico. Oltre le leggi descritte dalle equazioni vi sono le cosiddette condizioni al contorno (vincoli) e le condizioni iniziali. Le stesse leggi-equazioni possono dare risposte-modelli differenti a seconda delle condizioni iniziali e delle condizioni al contorno. Un esempio sono le teorie cosmologiche che propongono differenti tipologie di evoluzione dell'universo fisico a seconda delle condizioni iniziali considerate. Le equazioni di campo della Relatività, ad esempio, sono equazioni altamente non lineari di cui si conoscono soluzioni attraverso l'utilizzo di condizioni al contorno che le semplificano enormemente. In generale, esse sono equazioni di cui si conosce la soluzione solo in casi particolari, sfruttando simmetrie semplificatrici. Per tale motivo si arriva a modellare universi con strutture geometriche (“semplici”) di tipo iper-sferico, iper-toroidale, etc. I cervelli. Per i cervelli vale lo stesso ordine di ragionamenti. La replica identica innanzitutto presuppone la scelta del “livello di descrizione/astrazione” a cui operare la replica stessa. Attraverso modelli di reti di neuroni? Oppure modelli elettrochimici di reti di neuroni i cui neuroni a loro volta sono modelli di cellule neurali che replicano il metabolismo cellulare, la sintesi del DNA, etc.? Si potrebbe andare avanti: tali modelli devono contenere modelli delle interazioni chimiche tra le macromolecole all'interno delle cellule? Tali macromolecole devono essere modellate come interazioni atomiche? E gli atomi? Li consideriamo entità base oppure dobbiamo modellare anche le interazioni quantomeccaniche che tengono insieme l'atomo? Potremmo andare ancora più giù. E in tutto questo ad ogni livello ci sono da considerare le condizioni iniziali e le condizioni al contorno (vincoli). Ora ammettendo anche che riuscissimo a ricostruire un cervello, le condizioni iniziali e al contorno potrebbero essere comunque un elemento dirimente e fondamentale per replicare esattamente l’eventuale "coscienza" associata. Nel ragionamento precedente si è proceduto dall'alto al basso per come la scienza moderna descrive gerarchicamente i fenomeni e li assegna alle varie discipline specializzate. Ma si potrebbe andare in orizzontale. Il cervello è solo quell'ammasso grigio nei crani o dovremmo considerare anche l'intero sistema nervoso che innerva i corpi? I nervi degli apparati recettori ed effettori sono formati da neuroni (es. motoneuroni nei muscoli, le terminazioni neuronali nel sistema somatosensoriale, i neuroni fotorecettori nella retina, etc.). Due o più sistemi nervosi immersi in un ambiente che si scambiano impulsi (due persone che parlano, si toccano, etc.) e che ricevono stimoli dall’ambiente sono separati o per “modellare” la coscienza dell’uno devo modellare anche la coscienza degli altri considerando le interazioni? Il materialismo per essere coerente dovrebbe rispondere “sì” alla questione della replicazione dei cervelli - a mio parere e mettendo da parte il problema dell’orizzontalità - se e solo se il paradigma fondamentale (la materia) dovesse essere deterministico e meccanicistico ovvero solo se esiste uno stato fondamentale della materia discretizzato e che funzioni come un grande groviglio di ingranaggi. In altre parole, dovremmo porci all’interno di un paradigma meccanicista, come se in un orologio complessissimo si potesse trovare con "precisione estrema" quel bilanciere che opera come un "motore primo". Come se per sbrogliare una matassa fosse necessario trovare il capo del filo (cioè le condizioni iniziali della matassa o del mastodontico meccanismo a orologeria). D’altra parte, è noto che la stessa meccanica quantistica, dice: "Signori la realtà materiale secondo il mio modello è discretizzata (quantizzata), ma non è deterministica, se qualcuno fosse intenzionato ad osservare (misurare) i miei fenomeni. Vi permetto, altresì, di essere deterministi attraverso la dinamica della funzione d'onda di Schrödinger fintanto che non volete misurare contemporaneamente e con precisione due osservabili complementari (posizione e momento, energia e tempo, etc.). Mi raccomando… non dimenticate mai il Principio di indeterminazione di Heisenberg. Sappiate che “qui giù” vi tocca aver a che fare con le probabilità". A questo punto, a mio parere, il materialismo si ferma. E si ferma come se il materialista nel suo percorso avesse il Gran Canyon di fronte. Sebbene il materialista al cospetto dell'abisso veda l'altra sponda, non sa come costruire un solido ponte per attraversare il burrone. Egli scorge l'altra sponda proprio perché è a lui stesso che tocca fare la misura dell’osservabile. È all’”osservatore” che tocca "osservare" il fenomeno quantico per replicarlo (e il discorso qui rimanda alla replica del cervello e della coscienza, ammesso che per replicare il cervello sia necessario scendere giù ai fenomeni quantomeccanici – cosa molto probabile). Quindi, stando all'interpretazione di Copenaghen, l’atto della misurazione è proprio questo traballante e malsicuro ponte e la consapevolezza dell’osservatore che compie la misurazione è ciò che c'è al di là del ponte, riflesso in un ipotetico specchio.
Non dimentichiamo che in questa analogia del Gran Canyon tra il materialista armato dei suoi modelli e se stesso nell'atto di replicarli anche attraverso le misurazioni fondamentali (quantomeccaniche) c'è un abisso. Di fronte a questo abisso incolmabile frutto del dualismo mi fermo pure io.


Post popolari in questo blog

Noosemia: «effetto wow» e l’attribuzione di una mente alle intelligenze artificiali generative

La radionostalgia. Mi racconto attraverso la radio

La fine della conoscenza come noi la conosciamo

Gli LLM sono solo dei motori statistici ?