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Con l'IA generativa è necessario ripensare l'evoluzione dei sistemi segnici?

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Ci deve pur essere stato un momento nella storia passata in cui l'apparire di una serie di orme lasciate da una gazzella nel terreno umidiccio della savana, una volta entrata nel campo attentivo, è stata associata al passaggio di un qualcosa che, se inseguito e ucciso, sarebbe diventato cibo per sfamare se stessi e il proprio clan. Sebbene questa sia un'astrazione poiché risulta effettivamente impossibile localizzare nel tempo o riprodurre empiricamente ed «esattamente» un tale evento (sorvolando qualsiasi teoresi diciamo che ancora non è disponibile una macchina per viaggi temporali), procedendo per ricostruzione storica inversa – e accettando un procedimento induttivo e genealogico – si può dire che c'è stato in momento in cui una traccia ricorrente ha assunto un dato significato per chi lo ha esperito. Così il cacciatore-raccoglitore, avendo una qualche forma di memoria utile ad avere cognizione della ricorrenza di quelle tracce sul terreno, ha potuto associare le orme a...

L'incremento del tasso di crescita del gap generazionale e il ripensamento della tecnica

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La peculiarità dell’essere vivente è di non arrivare al limite delle sue possibilità, mentre l’oggetto tecnico fa il contrario: esaurisce le sue possibilità e le spiega a dispetto di tutto, anche dell’uomo, determinando, più o meno a lungo termine, la sua scomparsa. Alla fine di questo processo irresistibile verso un universo perfettamente oggettivo, che è in qualche modo lo stadio supremo della realtà, non c’è più un soggetto in grado di osservare il reale. — Jean Baudrillard, "Internazionale", n. 674 (2006-2007) Il nostro tempo è attraversato da un sottile paradosso dove più la vita umana si allunga, più il dialogo tra le generazioni si inabissa. La crescita dell'aspettativa di vita, che in prima istanza potrebbe suggerire una maggiore continuità della memoria storica e culturale (probabile che in passato sia stato così), in realtà amplifica il gap generazionale. Ciò è plausibile per quelle generazioni che si ritrovano a vivere tra il XX e il XXI secolo. Di fatto, non ...

Approcci nella formulazione di un giudizio sull'IA generativa e ciò che ci aspetta

Sul perché è necessario essere prudenti nel conferire giudizio definitivi sull'Intelligenza Artificiale Sono numerosi gli esperimenti proposti atti a delineare gli -attuali- limiti dei modelli di linguaggio artificiali (Large Language Models) e sono molto utili in un senso ben preciso in quanto pongono l'accento sui problemi e rischi rispetto un utilizzo overconfidente di questi sistemi. In linea di principio, ci sono due modalità apparentemente contrastanti per approcciare questa tecnologia emergente e farsene un giudizio generale. Il primo (1) si basa sul portare all'estremo i limiti -attuali- a dimostrazione che alcuni compiti sono più immediati per cervelli/sistemi cognitivi umani mentre gli attuali modelli sbagliano miseramente. Ciò può valere anche portando la macchina su terreni fuori dai limiti di progetto. Tale approccio è utile per mostrare in maniera indiretta a coloro che non hanno alcuna idea di come funzionano realmente/internamente questi modelli il loro real...

La radionostalgia. Mi racconto attraverso la radio

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    «Né più mai toccherò le sacre sponde / ove il mio corpo fanciulletto giacque, / Zacinto mia...»  — Ugo Foscolo , A Zacinto (1803) «Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea / tornare ancor per uso a contemplarvi / sul paterno giardino scintillanti...»  — Giacomo Leopardi , Le ricordanze (1829) «Sempre un villaggio, sempre una campagna / mi ride al cuore, sempre, a tutte l'ore, / la stessa pieve dalla bianca torre...»  — Giovanni Pascoli , Canti di Castelvecchio (1903) «Il vero paradiso è il paradiso che si è perduto.»  — Marcel Proust , À la recherche du temps perdu (1913–1927) «We shall not cease from exploration / And the end of all our exploring / Will be to arrive where we started / And know the place for the first time.»  — T. S. Eliot , Little Gidding , in Four Quartets (1942) «Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.»  — Cesare Pavese , Il mestiere di vivere. Diario 1935–1950 (postumo, 1952) «La nostalgia: desiderio di tornare. Non a...