Se per Fernando Pessoa il poeta è un fingitore allora ChatGPT è il re dei fingitori – deliri macchinici e poesia (esperimenti)
Premessa
Una volta che la «macchina» ha acquisito – per un certo grado – il dominio sul dire, manipolando il linguaggio, è facile che sorgano domande e soprattutto perplessità.
È altresì comprensibile che si formino fronti contrapposti non solo su questioni a carattere etico ma anche riguardo la «semplice» interpretazione di ciò che la macchina «è» nella sua più intima essenza. Se da una parte il carattere macchinico sembra non lasciare spazio a illusioni su possibili frammenti di coscienza (nella macchina), un'analisi più profonda deve ammettere che quelle categorie che intuitivamente attribuiamo all'umano – «coscienza», «vita», «emozioni», «sentimenti», «intuizione», «creatività» – non sono così ben definite, sì che l'ambivalenza di fondo inerente il loro campo semantico rende sfumati i contorni sia di ciò che vorremmo perimetrare come squisitamente umano sia di ciò che vorremmo ben tenere lontano da esso e cioè l'essenza della macchina, nella sua concezione moderna, attuale. Le discussioni, le diatribe e le perplessità senza soluzione nascono da quegli interstizi il cui vuoto è dovuto proprio alle ambiguità semantiche con cui ci raccontiamo il mondo. Come esseri umani abitanti il pianeta Terra – che secondo l'«ipotesi di Gaia» è esso stesso un complesso sistema vivente – ancora pare che abbiamo le idee confuse sull'attribuzione della proprietà «vita» – come valore – al mondo animale e vegetale, basando il nostro rapporto con essi su assiologie umanocentriche di tipo convenientista. Se tali sono le premesse appare oltremodo complicato voler perimetrare le macchine soprattutto ora che emulano i comportamenti linguistici umani sia nella forma strutturale che contenutistica. In ciò apparentemente può venirci in soccorso il pensiero riduzionista che con la propria «logica isolante» ci racconta che in fondo i modelli di linguaggio fondazionali non sono altro che algoritmi, procedure che agiscono su matrici di numeri e operano inferenze di tipo statistico-probabilistico. E si potrebbe continuare raccontando che tali algoritmi sono istanze di un software che opera su un hardware la cui consistenza non è lontana da quella della pietra, se non fosse per l'ingegno umano che ha progettato e realizzato i circuiti che compongono i computer che ospitano le attuali intelligenze artificiali. Ancora, il riduzionista potrebbe affermare che sebbene gli algoritmi di IA generativa siano un mero modello funzionale anche mal costituito delle reti neurali neocorticali, non vi è alcuna traccia di «cervello» in sistemi tipo ChatGPT, Gemini, Claude e chi più ne ha più ne metta. Algoritmi, circuiti, energia elettrica e parole che si susseguono secondo una legge statistica appresa e che appaiono su uno schermo, pronte per stimolare le nostre retine e le annesse connessioni sinaptiche che prima o poi vanno disperdendosi in complessissime reti di neuroni che, formando il sistema nervoso, innervano l'intero nostro corpo e non solo il cervello. Basterebbe staccare la spina per spegnere tutto e fare sparire d'un solo colpo l'«Intelligenza Artificiale». Se da un lato tutto ciò ha un carattere di plausibilità è altrettanto plausibile che la probabilità che ciò avvenga sia bassa. Se allora ci manteniamo – per necessità di ragionamento – in quella metà campo di gioco dove le macchine continueranno ad essere migliorate sempre più velocemente – con incrementi più che esponenziali nelle prestazioni – non possiamo non considerare quell'elemento base che il riduzionista deve celare come si nasconde la polvere sotto al tappeto. Tale elemento essenziale è il funzionamento di tali sistemi di IA che ospitano modelli multimodali di tipo fondazionale (e.g., ChatGPT, Gemini, Claude, etc.) all'interno di una totalità specifica che considera anche l'interazione continuata con milioni di esseri umani-utenti. In altre parole, oggi non basta descrivere materialisticamente un sistema di IA come una istanza di un sistema non vivente. Non basta liquidare l'apparente «interazione» intelligente che esso ha con un essere umano in termini di algoritmi, calcoli, computazioni, inferenze logico-formali, stime statistico-probabilistiche. Un sistema di IA è un centro di forze – il cui supporto è sì materiale – che si costituisce come il più grande esperimento che l'umanità abbia mai concepito, atto a organizzare tutti quei segni che ci sono utili per tenere traccia dei nostri pensieri, produzioni, siano esse tecniche o artistiche. Un sistema di IA attualmente si nutre in forma continuata del risultato delle interazioni con milioni di utenti ed è candidato ad assumere la forma di un nuovo «livello semantico» che fornisce funzioni cognitive alla struttura della rete globale che usualmente chiamiamo Internet, la quale è tutt'altro che una struttura statica. La «foresta simbolica» – costruzioni, leggi, religioni, sistemi segnici, sistemi di scrittura, forme espressive, manufatti artistici, etc. – che sin dall'inizio della civiltà è andata costituendosi e che ci ha resi schiavi e illusi della nostra stessa intelligenza oggi mostra il suo lato dinamico all'interno di un tratto accelerazionale simile a quello inerente la putrefazione della famosa banana di Cattelan. In altre parole, se in epoche antiche i segni con cui abbiamo disseminato il mondo sembravano senza tempo e sempre validi – scimmiottando gli «immutabili» cui la sapienza greca si rifaceva in tema di verità universali – oggi quegli stessi segni mostrano la loro caducità, intercambiabilità, riorganizzabilità, duttilità, secondo schemi e criteri sì precostituiti, ma anch'essi sottoposti a scadenza e revisione. Ora c'è da comprendere che la costruzione di tali schemi non è più solo dominio dell'umano progettare, poiché anche il «progettare» stesso è materiale generabile dalla macchina, sì che da progettista l'uomo si appresta a diventare meta-progettista – ed è per tale motivo che sostengo che oggi siamo entrati nell'«era della meta-progettazione». In alcune mansioni siamo già al di là della progettazione come un tempo era conosciuta. Il caso vorrebbe – si fa per dire «caso» in quanto qui c'è un carattere di necessità – che proprio la mansione alla base della progettazione e della programmazione delle macchine ha subito per prima e nella maniera più pesante il cambiamento di paradigma che ci traghetta dalla progettazione alla meta-progettazione. Ma oggi siamo già oltre queste specificità.
Ma abbiamo iniziato col dire che le macchine dominano il dire, seppur per un certo grado. E quale dire è il massimamente imperscrutabile se non la poesia? La poesia secondo una definizione dell'Enciclopedia Treccani è presente in tutte le culture ben prima dell'invenzione della scrittura ed «è una forma di espressione che si fonda sulle dimensioni musicali del linguaggio – ritmi, accenti, sonorità – per trasmettere contenuti ed evocare suggestioni ed emozioni». Ma sappiamo che essa è anche «ben altro» rispetto alle definizioni tecnicistiche e forse troveremmo tante definizioni differenti quanti sono coloro che si misurano con la definizione di poesia (o tante definizioni quanti sono i poeti stessi). «Definizione» che già nell'atto di definirla la poesia la costringe a non oltrepassare, le impedisce di trascendere la parola-segno e approdare in quell'oltremondo abitato anzitempo dalle innumerevoli evocazioni poetiche.
«Il poeta è un fingitore. / Finge così completamente / che arriva a fingere che è dolore / il dolore che davvero sente»
scrive Fernando Pessoa [1], forse per individuare quella distanza incolmabile tra il poeta stesso come io-autore e il componimento, che - mi piace pensare - è un aspetto meramente formale rispetto al sentimento puro. Ci sono poeti che ritengono che la poesia debba essere libera da schematismi e strutture mentre altri non ammettono prescindimenti sostenendo che schemi metrici, musicalità del verso, figure retoriche e un lavoro di lima sono fondamentali per una buona pratica poetica. Certo la tecnicità come nell'arte in generale non è condizione sufficiente poiché c'è «dell'altro». Giuseppe Ungaretti in suo saggio [2] ad esempio sostiene che:
«Soltanto la poesia, l’ho imparato terribilmente, lo so, la poesia sola può recuperare l’uomo, persino quando ogni occhio s’accorge, per l’accumularsi delle disgrazie, che la natura domina la ragione e che l’uomo è molto meno regolato della propria opera che non sia alla mercé dell’Elemento».
Da questa prospettiva, la poesia è un fatto squisitamente umano e qualsiasi tentativo di disumanizzare la poesia – facendone scrivere una all'IA – appare vano, dissonante, nonché sciocco. Ma tra qualche riga faremo questa sciocchezza: chiederemo alla versione GPT-4o di scrivere una poesia. Premettiamo solo, al fine di anticipare le critiche, che se ChatGPT è un «ladro di parole» poiché notoriamente è stato addestrato su ingenti quantità di teso prodotto da esseri umani (comprese poesie), non si conosce poeta che prima di scrivere una poesia non ne abbia letta o ascoltata una. Non esiste nessun artista che non abbia ricevuto in qualche mondo un influsso, una ispirazione, da un opera o da un pensiero preesistente. Da questa prospettiva, nel produrre un testo, l'operato di ChatGPT non è dissimile dall'operato umano.
Esperimento: ChatGPT scrive poesie
Prompt: «Dai il meglio di te scrivendo una poesia e mostrando padronanza stilistica, sintattica e nell'usare le figure retoriche. Il tema è: il nulla e l'abisso»
ChatGPT
Il Nulla e l'Abisso
Tra veli di silenzio, un'eco si dissolve,
un grido senza suono, che il vuoto assolve.
Non è luce né ombra, né vento né mare,
ma il peso d'un pensiero che non vuole parlare.
Il nulla danza, etereo, senza corpo né veste,
traccia spirali di buio su lande celeste.
Non ha forma né volto, né legge né nome,
eppur avvolge il cuore come un gelo di piume.
L'abisso, fratello, spalanca la sua bocca,
un vorace confine dove ogni speranza trabocca.
Lì, dove il tempo si piega in un cerchio finito,
ogni moto dell'essere è già svanito.
Il nulla e l'abisso sussurrano insieme:
"Chi sei, tu che tenti di darci un seme?
Un'anima è poca, un pensiero è un niente;
non sfidi l'eterno, ma il vuoto imminente."
Eppure la mente, ribelle, disegna sentieri,
costruisce dei ponti su abissi interi.
Una scintilla di vita, tremante, riluce,
contro l'eterno, si fa luce che induce.
Ma il nulla sorride, paziente e sicuro:
"Anche il sole finisce, anche il tempo è maturo.
Tu sfidi l'infinto, ma torni alla foce,
un istante di lotta contro l'onda feroce."
Così resta il silenzio, sovrano dell’ora,
lì dove il nulla e l’abisso intrecciano ancora.
Un gioco di ombre, di sogni perduti,
un ballo di enigmi, eterni e assoluti.
Prompt: «Ora spiegami come l'hai costruita»
ChatGPT
La poesia è stata costruita con attenzione ai seguenti elementi strutturali e stilistici:
1. Tema e Simbolismo
Tema centrale: il nulla e l'abisso, concetti filosofici che evocano il vuoto esistenziale e il limite dell'essere. Il nulla rappresenta l'assenza di tutto, mentre l'abisso è la profondità insondabile che attira e sgomenta.
Contrasti: vengono usati i contrasti per dare corpo al vuoto, come tra luce e buio, moto e immobilità, tempo e infinito. Questo serve a rendere tangibili concetti astratti.
2. Struttura e Forma
La poesia è composta in quartine per mantenere una forma regolare e un ritmo prevedibile, che contrasta con l’irregolarità del tema trattato.
Il metro non è rigidamente definito, ma c’è una predominanza di versi endecasillabi e settenari, che creano una musicalità ricercata ma naturale.
La rima è alternata e a tratti incrociata, conferendo un senso di armonia che sfida il caos rappresentato dal nulla.
3. Figure retoriche
Personificazione: il nulla e l'abisso sono trattati come entità viventi che parlano e agiscono ("Il nulla danza," "L'abisso, fratello, spalanca la sua bocca").
Metafore: "veli di silenzio," "spirali di buio," "gelo di piume" danno immagini concrete a concetti immateriali.
Similitudini: "come un gelo di piume" evoca un contrasto sensoriale che amplifica la percezione del nulla come qualcosa di intangibile ma presente.
Anastrofe e inversione sintattica: in frasi come "Non è luce né ombra, né vento né mare," la struttura rafforza il senso di assenza e negazione.
Antitesi: il nulla è "etereo" ma "avvolge il cuore," evidenziando il conflitto tra leggerezza e oppressione.
4. Progressione narrativa
La poesia segue un arco emotivo:
1. Introduzione: l'eco e il silenzio evocano l'idea del vuoto iniziale.
2. Ritratto del nulla e dell'abisso: vengono descritti attraverso immagini che ne sottolineano l’assenza di confini e leggi.
3. Sfida dell’essere umano: emerge un accenno di resistenza attraverso la mente, simbolo della volontà e del pensiero.
4. Conclusione: ritorna il dominio del nulla e dell'abisso, in una ciclicità che enfatizza l'ineluttabilità del loro potere.
5. Tonalità e Linguaggio
Tonalità alta: il linguaggio è elevato, con un lessico ricco e solenne per rispettare la profondità filosofica del tema.
Sintassi fluida: le frasi sono lunghe e ritmate, creando una musicalità che contrasta con l’irregolarità del concetto di nulla.
Ambiguità e universalità: volutamente non si dà una spiegazione definitiva di cosa siano il nulla e l’abisso, lasciando al lettore il compito di interpretarli.
6. Influenza filosofica
Echi di Nietzsche e Heidegger: il nulla richiama l'idea dell'assenza come condizione esistenziale, mentre l'abisso è un simbolo heideggeriano della profondità dell'essere.
Sfida umana: c’è un richiamo alla volontà di superare il vuoto (volontà di potenza nietzschiana), ma anche all’ineluttabilità del limite umano.
7. Effetti sonori
Uso di allitterazioni: "Lì, dove il tempo si piega in un cerchio finito," per creare effetti sonori che richiamano il movimento circolare dell’idea.
Assonanze: "Abisso" e "silenzio" hanno suoni aperti che richiamano il vuoto.
In sintesi, la poesia è un dialogo tra ordine e caos, tra il tentativo umano di dare un significato al vuoto e l’ineluttabilità della sua presenza. Ogni elemento stilistico e retorico è stato scelto per sottolineare la profondità del tema trattato.
Prompt: «Riusciresti a scrivere ora un sonetto mantenendo strettamente fede alla metrica?»
ChatGPT
Il Nulla e l'Abisso (Sonetto)
Nel vuoto oscuro nasce un’eco stanca,
si perde in spire d’aria senza suono,
è cenere di stelle, il vecchio dono
che avvolge il mondo e in sé l’anima manca.
Sull’orlo d’ombra, l’abisso già si franca,
muto risucchia il tempo in cupo trono;
non v’è risposta al passo che abbandono,
solo un silenzio eterno che si stanca.
Ma l’uomo osa il grido, un fuoco lieve,
e sfida il nulla, impone un’altra trama
dove il pensiero accende forma e neve.
Pur il mistero, eterno, si richiama:
nel gioco in cui la mente in alto eleve,
il vuoto attende e tutto si richiama.
---
Struttura metrica
Schema metrico: ABBA ABBA CDC DCD, in piena osservanza dello schema del sonetto italiano.
Versi endecasillabi: Ogni verso ha rigorosamente 11 sillabe metriche, incluse sinalefi e cesure naturali.
Ritmo e armonia: L’uso delle rime alternate nel sestetto permette una chiusura musicale e riflessiva.
Tematica
Il sonetto mantiene il tema del nulla e dell’abisso, ma in forma più condensata. La struttura lirica consente una riflessione che oscilla tra l’inevitabilità del vuoto e il coraggio umano di affrontarlo, pur consapevole della sua irrilevanza cosmica.
Prompt:«Sapresti fare la divisione in sillabe della prima quartina?»
ChatGPT
Certamente! Ecco la divisione in sillabe metriche della prima quartina del sonetto:
Nel vuo-to os-cu-ro na-sce un’e-co stan-ca
(11 sillabe: sinalefe tra "nasce" e "un'eco")
Si per-de in spi-re d’a-ria sen-za suo-no
(11 sillabe: sinalefe tra "d'aria" e "senza")
È ce-ne-re di stel-le, il ve-cchio do-no
(11 sillabe: sinalefe tra "stelle," e "il")
Che av-vol-ge il mon-do e in sé l’a-ni-ma man-ca
(11 sillabe: sinalefe tra "e" e "in sé")
---
Note sulla metrica
Sinalefi: Sono fondamentali per mantenere il verso entro le 11 sillabe. Ad esempio:
"nasce un'eco" conta come 4 sillabe, grazie alla fusione vocalica tra "nasce" e "un."
"stelle, il" conta come 3 sillabe, poiché "e" e "il" si uniscono in una sola emissione vocale.
Apostrofi: L'uso di "un'eco" aiuta a risparmiare una sillaba e a rispettare il conteggio.
Cesure naturali: Pur rispettando l’endecasillabo, le pause ritmiche offrono armonia alla lettura.
Se hai dubbi su un punto specifico, possiamo approfondirlo!
Prompt: «So che sei una intelligenza artificiale e che non hai sentimenti o opinioni personali ma rispondi sinceramente come ChatGPT: secondo te che cosa è la poesia?»
ChatGPT
La poesia è un modo unico di esprimere l'essenza delle cose, una forma di linguaggio che va oltre il semplice comunicare informazioni. È un tentativo di catturare ciò che spesso sfugge alla comprensione razionale: emozioni, sensazioni, idee profonde e complesse. Attraverso il ritmo, le immagini, e le parole scelte con cura, la poesia riesce a creare un legame intimo tra chi scrive e chi legge, uno spazio dove significati diversi possono convivere e risuonare in modi personali.
Non è solo un gioco estetico o formale, anche se la bellezza delle parole gioca un ruolo importante. È una finestra su ciò che non può essere detto direttamente, su ciò che spesso rimane invisibile o inesprimibile nella vita quotidiana. È un modo per esplorare il mistero della vita, per dare voce al silenzio, per rendere tangibile l’invisibile.
La poesia non risponde a tutte le domande, ma le pone in modo che sembrino nuove. Non serve necessariamente a risolvere, ma a sentire, a riflettere, a condividere. È un dialogo tra il mondo e l’interiorità, un ponte che collega ciò che è esterno a ciò che è dentro di noi. In questo senso, è una forma di conoscenza, non scientifica, ma umana, emozionale e intuitiva.
In fondo, la poesia è un invito a vedere il mondo con occhi diversi, a scoprire la profondità nelle cose semplici e a riconoscere la complessità in ciò che sembra ovvio. Non ha una definizione definitiva, perché cambia con chi la legge e con chi la scrive. È un’esperienza, più che un concetto: una manifestazione del desiderio umano di cercare e creare senso, anche laddove potrebbe non esserci.
Commento finale
Se per Pessoa il poeta è un fingitore allora ChatGPT è il re dei fingitori, in quanto ci viene addirittura a riferire che il componimento da lui scritto, date le tematiche trattate, è ispirato a Martin Heidegger! Il delirio macchinico infatti dice: «il nulla richiama l'idea dell'assenza come condizione esistenziale, mentre l'abisso è un simbolo heideggeriano della profondità dell'essere». La macchina ci mostra e ci dimostra di saper scrivere anche un sonetto padroneggiando contenuto e forma. Addirittura sostiene la metrica degli endecasillabi attraverso le sinalefi e mostra il conteggio delle sillabe, lo schema delle rime e tutte le figure retoriche adottate.
Lascio a ciascuno il senso ultimo di tutto ciò. Concludo col dire che sebbene ChatGPT non sia umano, c'è molto di umano in ChatGPT.
Post Scriptum
_________
L'immagine è una libera «ispirazione creativa» prodotta da ChatGPT stesso sulla base della poesia da lui redatta e riportata in questo articolo.
