Un mio commento ad un post Facebook riguardo il suo libro «Helgoland» rilanciato dal Prof. Carlo Rovelli


Il Prof. Carlo Rovelli rilancia il post Facebook di Vincenzo Fano il 25 giugno 2025 sul libro «Helgoland».

POST: Più ci penso e più mi convinco che l’intuizione di Carlo Rovelli secondo cui la funzione d’onda, cioè lo stato in meccanica quantistica, abbia solo un valore epistemico sia molto feconda.

In fisica classica lo Stato COINCIDE con i valori delle osservabili. In MQ questo non è più vero. Lo stato può dare origine a diverse osservazioni massimali. 

Questo significa che ciò che conta sono solo le osservazioni massimali.

E come si determinano?

La preparazione e la misurazione stabiliscono quale sia l’osservazione massimale.

Questo non vuol dire che ci sia qualcosa di soggettivo, né tutte le sciocchezze dell’universo partecipato, in cui noi non saremmo solo spettatori ecc.

Significa solo che lo sperimentatore interagendo tramite gli apparati con il sistema lo prepara o lo misura. E dopo tale interazione le sue osservabili relativamente all’apparato di preparazione o di misurazione scelto posseggono quelle osservabili relazionali. 

Questo è uno sviluppo realistico di quello che pensavano Bohr, Pauli, Grete Hermann, Fock, dopo la formulazione dell’argomento di EPR.


Mio commento:


1) Caro Prof. Carlo Rovelli la stimo come persona e stimo le sue idee che, a mio modesto parere, si avvicinano dal punto di vista ontologico alla migliore interpretazione che si può avere della MQ. «Interpretare» è aver a che fare con significati e qui è necessario salvare i significati e non incorrere in contraddizioni, anche nella prospettiva relazionale della MQ. Salvare i significati significa che la «determinazione» (gli antichi direbbero l'essente) deve essere non contraddittoria; non introducendo «sciocchezze» come la «partecipazione» e mantenendo, invece, la coerenza dei sistemi in relazione, l'oggettività è non contraddittoria solo se ciò che una osservabile è rimane se stessa e non è altro da sé.


Se si relaziona una osservabile con due sistemi di misura distinti la non commutatività è una protezione ontologica della contraddizione che si ha nel voler determinare «simultaneamente» una osservabile relazionandola con due sistemi di misura separati (isolati). Se l'osservabile A si rivelasse simul in relazione a due sistemi separati – diciamo s1 e s2 allora la determinazione di A sarebbe un «sé stesso di s1» e un «sé stesso di s2», ma essendo la relazione non mediata da alcunché, cioè immediata, ciò risulta impossibile – qui per relazione si intende l'atto della misurazione da parte di s1 o s2 su A. 


Sappiamo che se preparo uno stato quello stato è determinato: non è altro da sé (se preparo spin «su» lungo Z, misurerò con certezza spin «su» – massimalità). Se però misuro lungo X (o Y) l'esito è probabilistico (prima della misura). Ora misurare lungo X, Y o qualsiasi altra direzione (tranne Z) significa introdurre un'altra relazione. Volere che talaltra relazione sia determinata è volere che l'osservabile sia sé e altro da sé (dire identico il differente). Quando prepariamo lo stato esso è quel «certo» stato che abbiamo preparato. Poi l'apparato formale della MQ ci dice che se misuriamo lo stato lungo una qualsiasi direzione l'esito (prima della misura) è probabilistico. Ma proprio quando lo misuriamo (relazioniamo) con un particolare sistema-apparato-di-misura esso assumerà un «certo» valore. La questione è che nel mezzo c'è una struttura formale matematica che è mediata ed è un'astrazione. Il campo delle possibilità è in questo piano astratto e mediato. La relazione con l'apparato di misura invece è un immediato fenomenologico (la Hamiltoniana è invece un mediato). Sì che sia il sistema-misura che «interagisce» con lo stato preparato (misuro lungo Z) sia il sistema-misura che «interagisce» misurando lungo ad es. y sono sistemi che non possono ricevere risposta simultanea, ciò è contraddittorio perché altrimenti lo stato preparato sarebbe sé e altro da sé. Il formalismo della MQ è talmente potente che include la proprietà della non commutatività, la quale mette in guardia dal considerare reale (coincidente esattamente con cosa accade nel concreto) il formalismo che consente di esprimere il campo di possibilità. Il campo di possibilità inerente al formalismo è su un piano astratto, ma «oggettivamente» non c'è nessun campo di possibilità, così come lei scrive in Helgoland riguardo la funzione d'onda di Schrödinger, la quale è da prendere come uno strumento matematico senza realtà ontologica.


[Continua]


2) [...]  Se questa logica le appare lineare le dico che quando in Helgoland sostiene che:


«I delicati fenomeni di interferenza fra gatto-sveglio e gatto-addormentato non li vediamo perché persi nel rumore del mondo. In effetti, più che per oggetti piccoli, i fenomeni quantistici si manifestano per oggetti molto bene "isolati" [virgolette mie], che permettono di isolare e rilevare le sottili interferenze quantistiche.»

— Carlo Rovelli, (2020), Helgoland


sta dicendo esattamente che isolare un sistema significa in–determinarlo, ovvero l'isolamento (semantico) porta l'indeterminazione dei significati e una determinazione (un essente), pertanto, si pensa che possa essere sé e altro da sé (indeterminazione completa [del significato]).


In meccanica classica, la determinazione è compiuta perché ogni sistema si presenta come già-se-stesso, ovvero ogni sua proprietà è assegnabile senza che l'atto conoscitivo interferisca con l’identità del sistema stesso. Tale assegnazione deriva da una compattezza relazionale data per assunta, non problematizzata, tale da rendere i modelli descrittivi assimilabili a modelli di realtà, senza incorrere nelle problematiche concettuali dell'isolamento. Nel regno della MQ, invece, è proprio l'assenza di tale presupposta compattezza a condurre alla ricerca dell'isolamento – ed è in questo isolamento, necessario ma problematico, che si manifesta l'indeterminazione. Personaggi come Bohr, Heisenberg, etc. hanno avuto il coraggio di avventurarsi fin qui. Ma la realtà, l'universo, il mondo fisico, ha una protezione contro la contraddizione che deriva dall'isolamento totale di un sistema. Questa protezione, si è detto, appare anche nello stesso formalismo della MQ (non commutatività). Per questo, a mio modesto parere, la MQ è una teoria ESATTA che, oltre a descrivere il mondo contemplando il piano astratto quindi il piano delle possibilità (contingenza), ne descrive anche il carattere di necessità.


In altre parole, si intende ribadire che la MQ non è affatto incompleta, ma, al contrario, è compiuta proprio in virtù della sua duplice struttura: essa contempla la contingenza, espressa nel piano astratto del formalismo e la necessità, che si realizza nel piano concreto delle relazioni determinanti/immediate tra sistema e sistema e/o sistema e apparato di misura. In questa visione, il «principio di realtà» è salvo, a patto che per realtà si intenda quel piano concreto dell'interazione effettiva – relazionale e immediata – ma non per questo soggettiva. La realtà, dunque, non è un presupposto assoluto ma emerge nell'atto stesso della relazione non contraddittoria, ovvero nella determinazione.


Se lungo il cammino della conoscenza si confonde – o per meglio dire non si mantengono distinti – il piano astratto della teoria dal piano concreto dei fenomeni, si incorre nel considerare reali effetti della teoria che nel concreto sarebbero contraddittori (e pensati come controintuitivi). Ciò non significa che non ci sia una relazione tra teoria e fenomeno; tenere i piani distinti significa mantenere sempre la barra e non isolarli. È proprio quando essi si pensano isolati che si finisce per assumere come oggettivo quel piano astratto e, se «oggettiva» si pensa la funzione d'onda o il «campo di probabilità/possibilità» (o lo spazio-tempo in relazione al famoso paradosso già noto ad Einstein e che lei ha smascherato), ecco che appaiono le contraddizioni. 


È necessario che la determinazione sia certa, mentre la controintuitività, che potrebbe dirsi «contro-razionalità» della MQ sta in quel piano astratto che contempla la contingenza. Nel concreto le interazioni/relazioni seguono per necessità e sono immediate. In ciò l'oggettività è salva poiché il carattere di necessità è indipendente dal sistema mentre il piano della contingenza è inerente a quel sistema che interpreta come realtà fisica ciò che è, in effetti, astrazione formalistica.


Con stima, Enrico


P.S. Martin Heidegger ci ha giustamente posto innanzi all’oblio dell’essere, ma talvolta anch’egli ha isolato – ovvero astratto – l’essenza (la determinazione) dall’esistenza, finendo per non trovare risposta alla primigenia domanda: «Perché l'Essere (tutto questo) piuttosto che il nulla (assoluto)?». Allo stesso modo, ha considerato incompiuta la sua più celebre opera proprio perché, nell’instabilità implicita all'oscillazione tra concepire essenza ed esistenza come in relazione e insieme separate, non è riuscito a vedere che non è l'essere a darsi nel tempo, ma è il tempo – un essente tra gli essenti – a darsi nell'essere, in relazione originaria con l’essere stesso.


Alcuni ulteriori spunti in questi due articoli:


Update (26/10/2025)

È dispobibile nelle librerie il nuovo libro di Rovelli: «Sull’eguaglianza di tutte le cose». Il fisico ne parla in questa intervista del Corriere della sera pubblicata su YouTube.



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