Elémire Zolla e la voce «simbolo» per l'Enciclopedia italiana del 900 (1982)

 

 Si dice conoscenza ‛non discorsiva', cioè distinta dall'organizzazione dei segni linguistici (anche se questi possono essere usati per indicare un simbolo o trasformarsi in simboli quando siano assunti nella sfera del rito o della poesia) e si aggiunge: eccedente rispetto a ogni enunciazione discorsiva, il che distingue il simbolo dall'allegoria, la quale può essere formulata in modo adeguato ed equivalente in termini discorsivi.

E. Zolla, «simbolo», Enciclopedia italiana del 900, Treccani, 1982

 

A mio modo di vedere il concetto di simbolo va rigorosamente distinto dal concetto di mero segno. Significato simbolico e significato semiotico sono cose completamente diverse.

C.G. JUNG, Tipi psicologici (1921), § 894, p. 483.

 

Oggi vogliamo proporre un testo che in un certo modo è raro. È raro in quanto esso è una sintesi di una tale intensità che ne fa un qualcosa di prezioso. È raro poiché ormai è parte delle pubblicazioni cartacee, qualcosa di altrettanto prezioso che il mondo digitale tenta di rendere obsoleto.

Stiamo parlando della voce «simbolo» redatta da Elémire Zolla per l'«Enciclopedia italiana del 900» edita da Treccani. Al termine dell'articolo si riporta il link al documento scaricabile.

Elémire Zolla (1926–2002) è stato uno dei più grandi studiosi e pensatori del Novecento, noto per il suo lavoro interdisciplinare che ha abbracciato filosofia, antropologia, religione e letteratura, con una particolare attenzione alla simbologia. La sua opera si inserisce nel più ampio contesto della riscoperta della conoscenza simbolica, che nel XX secolo si è affermata come via di conoscenza non discorsiva, distinta dalla semiotica, ma profondamente radicata in rapporti analogici oggettivi e universali. La simbologia, quale disciplina distinta, si pone come una forma di conoscenza orientata verso una realtà metafisica che trascende l’enunciazione razionale. Essa si radica in una griglia di corrispondenze universali, dove le realtà sensibili trovano il loro senso nelle forme archetipiche, le «forme formanti» da cui derivano le cose transitorie. Queste forme, a loro volta, rinviano al principio ontologico, il fondamento ultimo di ogni realtà. Il simbolo si distingue per la sua capacità plurisignificante, permettendo di cogliere in un istante il campo delle analogie che connette l’umano al trascendente, superando i limiti del tempo, dello spazio e del linguaggio discorsivo.

Tale concezione è stata riscoperta e approfondita nel Novecento da autori come René Guénon, Simone Weil e gli studiosi della Scuola di Lipsia, che hanno evidenziato la centralità del simbolo nel collegare mito, rito e proporzioni cosmiche. In questo contesto, Zolla si è distinto per la capacità di integrare prospettive diverse, mostrando come la conoscenza simbolica sia radicata in leggi universali, come i numeri, i ritmi e le proporzioni, che attraversano le culture e le epoche.

La simbologia del Novecento ha riportato alla luce una tradizione che era stata eclissata dal razionalismo moderno, recuperando temi quali il rapporto tra mito e realtà, la musica delle sfere e l'armonia cosmica. Tale risveglio ha permesso di recuperare temi di straordinaria profondità e universalità, come il rapporto tra mito e realtà, la musica delle sfere, e l’armonia cosmica, offrendo una nuova prospettiva su come l’uomo possa comprendere il proprio posto nell’universo. Il rapporto tra mito e realtà, centrale nella simbologia, rivela come le narrazioni mitologiche non siano semplici storie arcaiche, ma rappresentazioni profonde di archetipi e dinamiche psichiche che continuano a plasmare la condizione umana. I miti, interpretati attraverso una lente simbolica, si rivelano essere strumenti di accesso a verità universali e senza tempo, capaci di unire l’esperienza soggettiva individuale con un ordine cosmico più ampio. D'altra parte, la musica delle sfere, un concetto che risale a Pitagora e al pensiero classico, viene reinterpretata nel Novecento come un simbolo delle leggi armoniche che regolano il cosmo. Non si tratta solo di un'idea poetica, ma di una visione che considera il ritmo e le proporzioni universali come il linguaggio fondamentale attraverso cui si esprime l’ordine dell’universo. Questa prospettiva restituisce dignità alla concezione che vede il cosmo non come un meccanismo casuale, ma come una realtà intrinsecamente connessa e vibrante di significato. L’armonia cosmica, intesa come equilibrio tra le forze opposte che attraversano la natura e l’uomo, è un altro tema centrale riscoperto dalla simbologia del Novecento. Quest'armonia non è solo un principio teorico, ma una guida pratica per la vita umana, indicando come l’uomo possa vivere in accordo con i ritmi e le proporzioni che governano il mondo. Studiosi come Mircea Eliade e Carl Gustav Jung hanno avuto un ruolo fondamentale nel rinnovare questa disciplina, esplorando la funzione del simbolo non solo come rappresentazione di significati profondi, ma come strumento di trasformazione interiore. Mircea Eliade ha evidenziato come i simboli, e in particolare i miti e i riti, agiscano come "porte" verso il sacro, offrendo agli individui un’esperienza di trascendenza che li riconnette a una dimensione eterna e universale. Carl Gustav Jung, dal canto suo, ha enfatizzato il ruolo terapeutico del simbolo. In quanto manifestazione concreta degli archetipi dell’inconscio collettivo, il simbolo diventa un ponte tra il conscio e l’inconscio, permettendo di integrare gli opposti della psiche umana. Questo processo di integrazione non solo guarisce conflitti interiori, ma apre la strada a una maggiore consapevolezza e a una connessione più profonda con le dimensioni superiori dell’essere. Il simbolo, dunque, non è un semplice segno, ma una rivelazione del sacro, un linguaggio attraverso cui il trascendente si manifesta nel mondo umano. Esso opera come un mediatore, consentendo all’individuo di orientarsi in un universo complesso e apparentemente frammentato, trovando unità e significato. Attraverso il simbolo, l’uomo non solo esplora la propria interiorità, ma riscopre il suo legame con il cosmo, accedendo a una comprensione che supera i confini della razionalità e apre le porte alla dimensione spirituale.

Nella prospettiva di Zolla, il simbolo è un elemento essenziale per comprendere il mondo contemporaneo. Non è solo una finestra sul sacro, ma anche un invito a vivere in armonia con l'universo, interpretandone i segni come espressioni dell'unità e della complessità del cosmo. La sua opera dimostra come la simbologia non sia un residuo del passato, ma una chiave interpretativa per rileggere il presente e costruire un futuro in cui tradizione e modernità, materia e spirito, scienza e metafisica possano dialogare. 

In un’epoca dominata dalla tecnologia e dal razionalismo, Zolla ci invita a riscoprire il potere trasformativo del simbolo, riconoscendolo come strumento di conoscenza capace di riconciliare l’umano con il trascendente. La simbologia diventa così una via per trascendere i limiti del discorso, rivelando il profondo legame tra l'individuo e il cosmo, e offrendo una prospettiva di conoscenza che non solo illumina il passato, ma arricchisce anche il nostro presente.


Scarica il PDF dove è riportato il testo della voce «simbolo» redatta da Elémire Zolla per l'«Enciclopedia italiana del 900» edita da Treccani.


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