La sincronicità e la visione unitaria di Jung e Pauli
La sincronicità è un concetto affascinante e complesso che emerge dal fruttuoso dialogo tra psicologia e fisica, articolato nelle opere di Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli. Entrambi, pur provenendo da discipline apparentemente lontane, hanno esplorato il terreno condiviso tra psiche e natura, proponendo una visione in cui il significato e gli archetipi fungono da legame tra questi due domini.
Il rapporto tra Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli ebbe inizio nel 1932, quando Pauli, in seguito a una profonda crisi personale causata dalla morte della madre e dal fallimento del suo matrimonio, si rivolse a Jung per iniziare un percorso di analisi. Questo incontro segnò l’inizio di un rapporto intellettuale e umano che si sarebbe sviluppato negli anni successivi, basato su una vivace corrispondenza e su un confronto costante.
Mentre Jung una volta allontanatosi dalle posizioni freudiane della psicoanalisi diventava il padre della psicologia analitica, Pauli era ritenuto un grande fisico teorico che aveva enunciato, tra le altre cose, il principio di esclusione, capace di giustificare la Tavola Periodica degli elementi, e l’esistenza del neutrino.
Nel corso della loro collaborazione, Jung e Pauli esplorarono temi che intrecciavano psicologia analitica e fisica quantistica. Pauli condivise con Jung oltre 400 sogni, che Jung analizzò, evidenziando la presenza di archetipi e simboli universali. Questi dialoghi contribuirono a sviluppare il concetto di «sincronicità», inteso come un principio di «nessi significativi acausali tra eventi psichici e fisici». Pauli, da parte sua, arricchì il dibattito con le sue intuizioni sulla complementarità e sull’influenza degli archetipi nella costruzione delle teorie scientifiche.
Nel 1952, la loro collaborazione culminò nella pubblicazione del volume «Naturerklärung und Psyche» («L'interpretazione della natura e della psiche») [1], che includeva un saggio di Jung sulla sincronicità e uno di Pauli sull’influenza delle immagini archetipiche nelle teorie scientifiche di Keplero. Questo lavoro rappresentò un tentativo innovativo di integrare scienza e psicologia, suggerendo una visione unitaria della realtà in cui psiche e materia si intrecciano.
La loro corrispondenza, proseguita fino al 1957, arricchì i rispettivi campi di studio e pose le basi per un dialogo interdisciplinare ancora oggi attuale. Il carteggio tra Jung e Pauli, pubblicato postumo in Atom and Archetype: The Pauli/Jung Letters, 1932-1958 [2], testimonia la profondità del loro confronto e il contributo congiunto alla comprensione del legame tra mente e realtà fisica.
Sincronicità
Jung definisce la sincronicità come [3] «la risultante di due fattori: 1) un'immagine inconscia che si presenta direttamente (letteralmente) o indirettamente (simboleggiata o accennata alla coscienza come sogno, idea improvvisa, presentimento); 2) un dato di fatto obiettivo che coincide con questo contenuto». Tale principio rappresenta per Jung un’alternativa alla causalità, capace di spiegare nessi significativi tra eventi psichici ed eventi fisici che sfuggono alla spiegazione scientifica tradizionale.
La sincronicità, secondo Jung, si riferisce a degli avvenimenti dove succedono cose nella realtà esterna che sono in corrispondenza significativa con un’esperienza interiore. Per Jung le categorie di spazio e tempo sono relative e «sincronico» — termine ritenuto dallo psicologo «provvisorio» — va inteso non con come qualcosa che avviene nello stesso tempo, bensì «nello stesso senso». Jung precisa che [3] «Eventi sincronistici si basano sulla contemporaneità di due stati psichici diversi. Uno è lo stato normale, probabile (cioè sufficientemente spiegabile in senso causale), l'altro è lo stato non deducibile dal primo per via causale, ossia l'evento critico».
Pauli, che sappiamo essere uno dei protagonisti della fisica quantistica, si inserisce in questo discorso partendo da un’idea analoga: la realtà è composta da due dimensioni complementari, psichica e fisica, unite da un substrato archetipico. Egli scrive in «Psiche e natura» [1]: «Una linea di sviluppo verso una futura descrizione della natura che comprenda unitariamente physis e psiche, e che oggi sperimentiamo solo in una fase prescientifica». Per Pauli, gli archetipi non sono esclusivamente strumenti psicologici, ma strutture fondamentali che influenzano la scienza e i suoi concetti, come i principi della fisica quantistica. In una lettera a Markus Fierz datata novembre 1949 Pauli scrive [3]: «[…] la possibilità delle leggi della natura mi è sempre sembrata fondarsi sulla coincidenza archetipica delle nostre aspettative (psichiche) con un fenomeno naturale esteriore (fisico). Per l’organizzatore astratto, la distinzione 'fisico-psichico' non esiste affatto. A questo proposito, mi sembrerebbe che il 'pensiero scientifico' sarebbe soltanto un caso particolare tra possibilità più generali».
L’idea di complementarità, centrale in entrambi i pensatori, è un punto nodale del loro dialogo. Jung la applica al rapporto tra coscienza e inconscio, affermando nel suo scritto Sincronicità che «ogni osservazione di contenuti inconsci comporta una ripercussione essenzialmente indeterminabile della coscienza su questi stessi contenuti». Analogamente, Pauli, riflettendo sulla complementarità in fisica, sottolinea che essa «presenta una profonda analogia con i concetti di coscienza e inconscio in psicologia, in quanto ogni 'osservazione' di contenuti inconsci comporta una modifica reciproca tra osservatore e osservato». In entrambe le discipline, emerge l’impossibilità di una conoscenza isolata: la realtà si manifesta come intreccio di opposti che si influenzano a vicenda.
Nelle sue Tavistock Lectures del 1935 [5], Jung risponde a una domanda sul parallelismo psicofisico riferendo che «Il corpo e lo spirito sono due aspetti dell’essere umano, e ciò è tutto ciò che noi sappiamo. Per questa ragione preferisco dire che le due cose sopravvengono assieme in un modo misterioso restandone qui, perché non si può immaginare le due cose come una sola. Per il mio uso personale, ho concepito un principio che deve mostrare questo fatto di 'essere assieme', affermo che lo strano principio della sincronicità agisce nel mondo quando certe cose si producono in un modo più o meno simultaneo. comportandosi come se fossero la stessa cosa, pur non essendo tali dal nostro punto di vista».
Un aspetto particolarmente innovativo del pensiero di Pauli è la sua esplorazione dei simboli archetipici nella scienza. Egli osserva che alcuni concetti scientifici, come la struttura fine delle righe spettrali o la separazione degli isotopi, ricorrono nei sogni e nelle fantasie in modo archetipico, suggerendo una connessione tra il simbolismo inconscio e le teorie scientifiche. Egli scrive [1] «Mi pare inoltre che l’interpretazione puramente psicologica colga solo una metà della questione. L’altra metà consiste nel disvelare il fondamento archetipico dei concetti che di fatto si usano nella fisica attuale». Per Pauli, queste manifestazioni dell’inconscio non sono verità scientifiche, ma rappresentano un «secondo senso» che unisce psiche e materia, offrendo una prospettiva che integra il razionale con il simbolico.
Tra i molti, un esempio emblematico di sincronicità, citato da Jung, è il celebre episodio dello scarabeo d’oro [3]: una paziente racconta un sogno in cui riceve uno scarabeo d’oro, e nello stesso momento un coleottero (Cetonia aurata) batte contro la finestra dello studio. Questo evento, apparentemente casuale, assume un significato profondo nel contesto terapeutico, evidenziando la connessione tra il mondo interno e quello esterno. Similmente, Pauli ricorda esperienze oniriche in cui simboli fisici come la «frequenza» o la «separazione degli isotopi» assumono una valenza psicologica. Egli nota [1]: «Nel tradurre i messaggi dei sogni in un linguaggio neutro, si è dato maggior rilievo all’aspetto energetico del concetto di frequenza».
La sincronicità, come descritta da Jung, non si limita a fenomeni straordinari, ma sfida le fondamenta stesse del metodo scientifico tradizionale, basato su causalità e determinismo. Essa implica un nuovo paradigma, in cui il significato diventa il criterio fondamentale per comprendere i fenomeni. Pauli si allinea a questa visione, sostenendo che [1] «gli archetipi sono immagini fondamentali e primitive che si impongono fortemente, inconsciamente, ma oggettivamente». Per entrambi, l’archetipo è un principio unificante che collega psiche e natura, simbolo e materia. Tale intenso dialogo tra Jung e Pauli invita a ripensare il rapporto tra scienza e umanesimo. Mentre Jung estende la psicologia al di là del soggettivo, verso un ordine oggettivo governato dagli archetipi, Pauli esplora l’influenza della psiche sulle strutture scientifiche, mostrando come concetti apparentemente neutrali siano radicati nell’inconscio collettivo. Entrambi gli studiosi condividono l’obiettivo di superare la frammentazione della conoscenza, integrando l’indagine esterna della scienza naturale con una ricerca interiore.
In un’epoca in cui la scienza tende a separarsi sempre più dalla dimensione umana, il lavoro di Jung e Pauli ci ricorda che l’universo non è fatto solo di particelle, ma anche di significati. Come scrive Pauli [1]: «Solo una combinazione di entrambe le direzioni di ricerca può condurre a una piena comprensione». La collaborazione tra fisica e psicologia complessa rappresenta un modello di dialogo tra discipline, un invito a esplorare la realtà nella sua complessità, al di là delle divisioni tra soggetto e oggetto, materia e spirito.
L'incontro tra psiche e natura per Pauli
Al centro della riflessione di Pauli c’è l’idea che i principi fondamentali della fisica quantistica possano rispecchiare dinamiche profonde della psiche, suggerendo un legame tra mente e natura che supera la tradizionale separazione tra soggettivo e oggettivo.
Un elemento chiave che il fisico teorico analizza è il principio di complementarità, introdotto da Niels Bohr, che afferma come alcune proprietà fisiche, come posizione e quantità di moto, non possano essere determinate simultaneamente. Per Pauli, questo principio ha profonde analogie con il rapporto tra coscienza e inconscio. In psicologia, l’osservazione dei contenuti inconsci implica una modifica reciproca tra osservatore e osservato, una dinamica che rispecchia il comportamento osservato nella fisica quantistica, dove il processo di misurazione influenza inevitabilmente il sistema misurato. Questa interazione, secondo Pauli, riflette la natura relazionale sia della psiche che della materia. Egli osserva che [1]: «La complementarità in fisica presenta una profonda analogia con i concetti di coscienza e inconscio in psicologia, in quanto ogni 'osservazione' di contenuti inconsci comporta una ripercussione essenzialmente indeterminabile della coscienza su questi stessi contenuti».
Un’altra connessione che Pauli evidenzia riguarda la relazione tra energia e tempo, che nella fisica quantistica assume una forma complementare simile al dualismo tra eternità e temporalità nella psiche. Mentre l’energia è considerata indistruttibile, il suo rapporto con il tempo introduce un elemento di indeterminatezza che rende impossibile stabilire con precisione la sua origine o il suo destino. Pauli associa questa caratteristica alla natura archetipica dell’inconscio collettivo, che opera al di fuori del tempo lineare e si manifesta in modo simbolico nella psiche e nella materia. A tal proposito, Pauli riferisce [1]: «L’energia resta sì indistruttibile, ma con un procedimento di misura che consente di determinare lo svolgimento temporale di un fenomeno non si sa più quanta ne è entrata dall’esterno nel sistema osservato e quanta invece ne è uscita». Egli, in altre parole, associa questa relazione con l’idea che l’energia appartenga a un’esistenza atemporale, simile all’eternità simbolica dello psichico collettivo.
L'indeterminazione di Heisenberg e la non-località quantistica rappresentano per Pauli ulteriori punti di contatto con il mondo psichico. L'indeterminazione stabilisce limiti fondamentali alla conoscenza precisa di certe grandezze fisiche, suggerendo che la realtà non può essere ridotta a un semplice schema deterministico. Allo stesso modo, la non-località, osservata nei fenomeni di entanglement, dimostra come particelle distanti possano rimanere connesse senza un'interazione causale apparente. Pauli vede in queste caratteristiche una riflessione del principio di sincronicità, formulato insieme Jung che, come sappiamo, descrive nessi significativi tra eventi psichici ed eventi fisici non spiegabili attraverso la causalità tradizionale. Inoltre, è noto che la fisica quantistica postula che l’osservatore influenzi il sistema osservato, rendendo il processo di osservazione non neutrale. Pauli collega questo principio con l’idea che la psiche dell’osservatore interagisca con i contenuti inconsci, producendo effetti complementari [1]: «Ogni osservazione di contenuti inconsci comporta una modifica reciproca tra osservatore e osservato».
Pauli esplora anche il ruolo simbolico delle funzioni matematiche nella fisica moderna, come le funzioni d’onda, che non descrivono semplicemente fenomeni fisici, ma agiscono come simboli che unificano opposti apparentemente inconciliabili. Questa capacità simbolica, secondo Pauli, è parallela al ruolo degli archetipi nella psiche, che organizzano l’esperienza umana e fungono da ponte tra inconscio e coscienza. L’analogia tra psiche e materia, mediata dagli archetipi, si riflette nella capacità della fisica di costruire teorie che non solo descrivono il mondo, ma ne catturano anche il significato profondo. Egli afferma che «Le 'astratte' funzioni matematiche della fisica moderna fungono in questo caso da simboli che ricompongono il contrasto», interpretando questa ricomposizione come parallela alla «funzione simbolica» degli archetipi nella psiche. Per inciso, per Jung la funzione simbolica è la capacità della psiche di esprimere contenuti inconsci attraverso immagini, idee o simboli che trascendono il loro significato immediato. Questi simboli fungono da ponte tra l'inconscio e la coscienza, permettendo alla mente di integrare elementi psichici profondi e spesso inaccessibili in una forma comprensibile. Jung sottolinea che un simbolo autentico non è un segno convenzionale, ma un'immagine viva che racchiude un significato che va oltre ciò che può essere completamente definito o spiegato, rappresentando una realtà psichica più ampia e universale, spesso legata agli archetipi dell'inconscio collettivo.
Infine, Pauli si sofferma sull’equivalenza tra energia e massa, un principio fondamentale della relatività che vede come una manifestazione di complementarità tra materiale e immateriale. Egli collega questa dinamica alla concezione simbolica del "mana", una forza archetipica che attraversa le culture e che esprime l’unità tra spirito e materia. Attraverso questa lettura, la fisica quantistica non è semplicemente una descrizione matematica della realtà, ma un sistema simbolico che tenta una ricomposizione della frattura dovuta al dualismo tra mente e natura.
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[1] Jung, C. G., & Pauli, W. (1952). Naturerklärung und Psyche: mit 6 Kunstdrucktafeln und 3 Abb. im Text. Studien aus dem C.-G.-Jung-Institut, Zürich. In it Pauli, W. (2006). Psiche e natura, Adelphi
[2] Jung, C.G., Pauli, W. (2014). Atom and Archetype: The Pauli/Jung Letters, 1932-1958, Princeton University Press. In it. Jung, C.G., Pauli, W. (2022). Jung e Pauli. Il carteggio originale: l'incontro tra psiche e materia, Moretti & Vitali
[3] Jung, C.G. (1980). La sincronicità, Bollati Boringhieri
[4] Jung, C.G. (1975). C.G. Jung Letters, Volume 2: 1951-1961. A cura di Gerhard Adler e Aniela Jaffé. Princeton, NJ: Princeton University Press.
[5] Jung, C.G. (1968). Analytical Psychology: Its Theory and Practice (The Tavistock Lectures). New York: Pantheon Books
